Z-2023-08-06: Escursione Ecomuseo – Fonte Avellana

SENTIERI VIRTUALI E REALI

DALL’ECOMUSEO DI SERRA SANT’ABBONDIO

AL “CENTRO DI INTERPRETAZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE IMMATERIALE DEI MONACI CAMALDOLESI DI FONTE AVELLANA”

ECOMUSEO DELLA CIVILTA’ APPENNINICA – QUANDO L’UOMO VIVEVA CON LA NATURA!


La “Via dei pastori” da Serra Sant’Abbondio a Fonte Avellana ed il “Sentiero dei carbonai” da Fonte Avellana al Catria custodiscono le tracce della vita umana a contatto con la natura. Due cammini, fulcro dell’Ecomuseo e del territorio, che ci riportano indietro nel tempo.

La sede fisica dell’Ecomuseo a Serra Sant’Abbondio in Corso Dante Alighieri consente di assaporare le storie e le vite di pastori e boscaioli con antiche usanze, detti e storie. Simbolo dell’Ecomuseo è il cibo dei carbonai che preparavano nei rifugi del Monte Catria “la polenta alla carbonara” con la sua ricetta “originale” fatta sul monte e tramandata oralmente di generazione in generazione.


SENTIERO N°1:  è un itinerario che collega Serra Sant’Abbondio con Fonte Avellana.

Partendo da Serra Sant’Abbondio ci dirigeremo verso la Cripta di San Biagio ( sec VII A.C.) per arrivare fino alla piccola frazione di Leccia (frazione colpita pesantemente dalla’alluvione del 15 settembre 2022) che attraverseremo fino ad arrivare  nei pressi  della cascata delle “Bocchette”, per addentrarci poi in un’abetaia che attraverseremo fino  a raggiugere il  panoramico crinale del Monte Tordo da cui si gode di una perfetta vista sulla parte meridionale del massiccio del Monte Catria.

Tagliando a mezza costa, si raggiunge la strada bianca che sale anch’essa da Serra Sant’Abbondio per raggiungere la località della Gingualdese  in un ambiente ora molto aperto caratterizzato da bei prati (dove, se saremo fortunati, potremo vedere alcuni esemplari di daino bianco) con superba vista panoramica sul dirimpettaio Monte Catria che presenta il suo versante più selvaggio, quello rivolto a nord-est.

Proseguendo si incontra una biforcazione della strada (tenere la sinistra, a destra si scende verso Petrara), si supera il Rifugio della Gingualdese, quindi si prosegue per alcune centinaia di metri e si raggiunge un vecchio abbeveratoio in secca, punto in cui si abbandona la strada (attenzione ad individuarlo, ci sono comunque dei segni su una roccetta in terra) per svoltare a sinistra scendendo lungo il prato.

Si sale dunque lungo il prato seguendo la debole traccia, entrando poco dopo nel bosco ed iniziando un breve traverso, anche questo non coincidente con il percorso indicato in cartina ma perfettamente segnalato (sono presenti numerosi segni sugli alberi, anche se un po’ sbiaditi).
Si taglia, rimanendo sempre all’interno del bosco, l’intero versante sud-est del Monte Val Canale, su terreno pietroso ed anche un po’ scivoloso, in cui si nota che il sentiero è poco frequentato ed inizia ad essere in condizioni di semi-abbandono.

Al termine del breve tratto a mezza costa si oltrepassa una recinzione e si raggiunge la strada per la Forchetta  dove potremo ammirare lo splendido monastero di Fonte Avellana.

Da qui inizia la discesa che conduce al Monastero, rientrando nella parte finale in ambiente boschivo, punto di arrivo del percorso, a pochi passi dal Monastero e dal Tasso secolare del giardino botanico.


CENTRO DI INTERPRETAZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE IMMATERIALE DEI MONACI CAMALDOLESI DI FONTE AVELLANA”

Centro di interpretazione del patrimonio culturale immateriale dei Monaci Camaldolesi di Fonte Avellana

Inaugurato mercoledì 28 giugno al Monastero di Fonte Avellana (località Serra Sant’Abbondio – PU) il “Centro di interpretazione del patrimonio culturale immateriale dei Monaci Camaldolesi di Fonte Avellana”. Realizzato da Svem, la società di sviluppo della Regione Marche, grazie a risorse del progetto europeo “Take it slow”, il Centro nasce per rendere più fruibile dal punto di vista turistico storia e saperi di questo luogo straordinario, testimonianza fondamentale del monachesimo nelle Marche.

Questo nuovo spazio coinvolge il visitatore in una narrazione emozionale ed immersiva dedicata alla millenaria storia del Monastero di Fonte Avellana. Attraverso pannelli descrittivi e supporti multimediali, il Centro offre diverse chiavi di lettura per interpretare le testimonianze immateriali lasciate nei secoli dai monaci e conoscere il ruolo centrale del monastero non solo dal punto di vista religioso e culturale, ma anche di tutela delle risorse naturali e sviluppo sostenibile del territorio.

Frutto di un anno di lavoro condotto da Svem con il prezioso supporto della Congregazione dei Monaci Camaldolesi di Fonte Avellana, il Centro è stato realizzato come azione pilota nell’ambito del progetto strategico “Take it slow”, che vede insieme Italia e Croazia nel promuovere lo spazio di cooperazione territoriale dell’Adriatico come destinazione turistica verde, intelligente, sostenibile, accessibile e slow. In questo quadro Svem, a supporto delle politiche della Regione Marche, ha operato per incentivare questa tipologia di offerta turistica, sostenere le comunità locali interne e valorizzare il patrimonio regionale.

La prima sala introduce il visitatore al Monastero e al suo patrimonio architettonico, culturale e naturale, citato da Dante Alighieri nella Divina Commedia. Il percorso prosegue con un focus sulla storia degli Ordini Monastici Avellanita e Camaldolese, eredi di una tradizione che dal X secolo si è posta in rapporto creativo con l’ambiente agricolo e forestale del territorio, concludendosi con una trattazione del Codice Forestale Camaldolese, che racchiude oltre 850 anni di conoscenze e consuetudini sulla gestione agricola e forestale sostenibile operata dai Monaci Camaldolesi e Avellaniti. «Le idee, la ricchezza e la forza di un territorio, oggi, sono state rimesse al centro – osserva Gianni Giacomelli, priore di Fonte Avellana -. Le tre stanze allestite raccontano passato, presente e futuro di questi luoghi, che riprendono vita e divengono culla di umanità, pulsando attraverso le persone che li vivono, li animano, li sviluppano e li fanno conoscere. Questo progetto internazionale consente di condividere la bellezza e la profondità del contesto da cui trae ossigeno Fonte Avellana».

Secondo Ludovico Caverni, sindaco di Serra Sant’Abbondio, si tratta di «una bella responsabilità rappresentare tutta questa ricchezza materiale, immateriale e spirituale. Ora dobbiamo far conoscere questo tesoro a più persone possibili, veicolando il valore della sostenibilità del quale i monaci camaldolesi sono stati i precursori. A tale proposito, abbiamo realizzato grazie ad Emiliano Catena  un museo interattivo dedicato alla civiltà dell’Appennino, che abbiamo collegato attraverso sentieri da percorrere a piedi al Monastero stesso».

CRIPTA DI SAN BIAGIO

La Cripta di S. Biagio

A un chilometro dal centro storico di Serra S. Abbondio si trova il piccolo cimitero locale in prossimità del quale si erge una chiesetta di recente costruzione che nasconde il preziosissimo ricordo di un più antico edificio: la cripta di S. Biagio.

Il vano è quasi del tutto sconosciuto e solo marginalmente è citato nelle opere d’insieme riguardanti l’arte e l’architettura delle Marche e, in genere, dell’Italia centrale (2).

La cripta, alla quale si accede attraverso una porticina ricavata di recente nel muro posteriore della chiesa cimiteriale, è del tipo cosiddetto “ad oratorio” (3) ed è costituita da un ampio ambiente rettangolare, sul quale si aprono tre absidi di cui, quella centrale, di dimensioni maggiori.

Il vano centrale è soffittato con volte a crociera ad arco ribassato, sostenute da quattro elementi di spoglio, fra i quali una colonna tagliata alle due estremità e tre pilastrini di forma parallelepipeda a spigoli scantonati; i due ambienti laterali sono coperti con volte a botte.

Il piano d’uso, probabilmente ancora l’originario, collocato a circa m 1 al di sotto dell’attuale piano di campagna, è costituito da un battuto di cocciopesto di colore rosato, sul quale restano tracce di una lastricatura in pietra locale. Al centro delle absidi laterali si aprono due finestrelle strombate; una analoga finestrella si doveva aprire anche al centro dell’abside principale: ampliata, è stata mutata nella piccola porta che consente l’accesso al vano.

Dal punto di vista strutturale e architettonico la nostra cripta trova confronto in un vasto ambito geografico che va dal Montefeltro fino all’entroterra eugubino, e rientra in quella produzione monastica e plebana, di non grande sfarzo, estremamente funzionale, caratterizzante l’edilizia di culto delle zone appenniniche nei secoli XI e XII. Stringenti analogie, per quanto concerne l’organizzazione degli spazi e i sistemi di copertura, possono essere riscontrate, ad esempio, nella cripta della badia di S. Bartolomeo di Camporeggiano (4), presso Gubbio (PG), nella cripta della chiesa abbaziale di Montelabate, presso Perugia (5), attribuibile all’XI secolo, dalle quali la cripta di S. Biagio differisce solo per la collocazione dei sostegni delle volte e per la presenza di crociere anche negli ambienti laterali, e nella cripta della chiesa abbaziale di S. Egidio di Petroia (6), presso Città di Castello, sempre di XI secolo.

Il materiale da costruzione è costituito da pietra calcarea proveniente dai Monti Catria e Nerone, tagliata in conci di dimensioni irregolari, non squadrati, posti in opera secondo un uso ricorrente nella produzione architettonica medievale delle aree appenniniche (7). Ed anche per quanto riguarda la tipologia costruttiva, la nostra struttura rientra nella tradizione locale, con le volte rinforzate da sottarchi.

La nostra cripta in origine si trovava al di sotto di un edificio di culto (la chiesa di S. Biagio, da cui la cripta prende nome) le cui dimensioni dovevano essere maggiori rispetto a quelle dell’attuale chiesetta cimiteriale e la cui pianta può essere, almeno parzialmente, ricostruita. Con ogni probabilità si doveva trattare di un edificio ad impianto basilicale, con tre navate a terminazione absidata, una tipologia architettonica abbastanza frequente nel medioevo umbro-marchigiano che troverebbe un modello nella celebre pieve di S. Maria Assunta di S. Leo, in territorio montefeltrano, che nel suo aspetto odierno -dovuto in gran parte ai restauri di questo secolo- può essere attribuita all’XI secolo (8).

L’originario accesso alla cripta doveva essere dato da due scale laterali, poste in prossimità dei muri perimetrali della chiesa, terminanti, nella cripta, con due porticine analoghe a quelle ancora visibili nel vano sottostante la chiesa abbaziale di Camporeggiano. Francesco Lombardi ritiene che l’accesso fosse collocato al centro (9), nel luogo in cui oggi è visibile un arcosolio affrescato; non è da escludere che quell’apertura abbia potuto costituire una porta di accesso, successivamente tamponata, tuttavia va rilevato come ad una analisi anche superficiale delle murature della parete della cripta siano visibili le tracce dell’avvenuto tamponamento di due aperture poste alle estremità che potrebbero indurre a crederle gli originari accessi alla cripta.

Va rilevato, inoltre, come la cripta di S. Biagio assuma un andamento planimetrico irregolare che probabilmente ricalca l’impostazione assunta del presbiterio della chiesa superiore, obliquo rispetto al restante corpo di fabbrica. Anche in questo caso si tratta di una particolarità planimetrica che è possibile riscontrare in numerosi complessi ecclesiali umbro- marchigiani, e che ritroviamo, forse non a caso, anche nelle due chiese eugubine le cui cripte presentano le più evidenti similitudini con il nostro vano, e cioè la chiesa abbaziale di S. Bartolomeo di Camporeggiano (10) e la chiesa abbaziale di Montelabate.

Un tema di difficile soluzione è, senza alcun dubbio, quello della datazione della chiesa di S. Biagio e, conseguentemente, della nostra cripta.

La documentazione non offre notizie di particolare interesse al riguardo. È assai verosimile che la chiesa di S. Biagio, nata probabilmente con funzione di pieve, preesistesse alla costruzione del castrum di Serra S. Abbondio, fondato, come è noto, dagli eugubini nel 1257 (11). Tale stato di cose lo deduciamo dai termini di una discussione insorta dopo la costruzione del castello, quando cioè, il vescovo di Gubbio, forte del fatto che gli eugubini avevano contribuito in modo decisivo alla costruzione del fortilizio, ottenne che la chiesa di S. Biagio continuasse ad avere la cura degli abitanti di Serra (che così lui stesso poteva controllare perchè la chiesa era già sotto la sua giurisdizione).

La successiva storia della chiesa di S. Biagio, e della cripta, non rileva momenti di particolare interesse. Nel 1337, malgrado i tentativi fatti per risolvere la questione con il vescovo di Gubbio, l’abbazia di Nonantola, che già controllava la chiesa di S. Abbondio (12), situata nel castello ma preesistente a quello, assoggettò anche la chiesa di S. Biagio che all’epoca formava una sola parrocchia e un solo priorato con quella di S. Abbondio (13). E’ noto che in quel periodo il parroco risiedeva sempre in S. Biagio, mentre in S. Abbondio risiedeva un priore, dipendente.

Come apprendiamo dagli atti della Visita pastorale, nel 1640 la chiesa di S. Biagio era un benefizio semplice, senza cura di anime (14). Minacciando rovina, nel 1691 il vescovo di Gubbio decise di sopprimerla (15) e di spostare la cura delle anime alla parrocchiale del castello che da tempo era chiamata non solo S. Abbondio, ma SS. Biagio ed Abbondio (16). È assai probabile che in seguito a tale decisione, i superstiti resti della vecchia chiesa venissero modificati in modo tale da ridurli al piccolo vano giunto a noi, e che in quella stessa occasione la cripta rimanesse isolata dall’edificio sopraterra.

Ritornando al problema della cronologia della cripta (17), sia per la tipologia architettonica, che come si è detto viene denominata “ad oratorio”, molto tarda rispetto ai più precoci esempi di cripta del tipo cosiddetto “anulare”, documentati già nel VII secolo (18), sia per il confronto con altri casi datati, presenti il tutto il territorio appenninico orientale, e soprattutto nel contado eugubino al quale afferiva anche la nostra chiesa di S. Biagio, che, come abbiamo detto all’inizio, fino al secolo scorso fu della diocesi di Gubbio, mi sembra possibile datare la nostra cripta al pieno XI secolo ed inserirla in quella fiorente produzione architettonica che caratterizzò il territorio umbro- marchigiano in quel secolo e nell’ambito di quella corrente artistica convenzionalmente denominata “romanica”.

Paola Novara


DAINO BIANCO

Daino bianco

BOCCHETTE

Bocchette

Il Tasso di Fonte Avellana è un albero monumentale situato nei pressi del monastero di Fonte Avellana, alle falde del Monte Catria, nel comune di Serra Sant’Abbondio in provincia di Pesaro e Urbino. Si tratta di un esemplare di tasso (Taxus baccata).
Ha un’età approssimativa di 600 anni, presenta un’altezza di 16 metri, un tronco dal perimetro di circa 5 metri e si ritiene che sia l’albero più vecchio delle Marche ed è uno dei tassi più grandi d’Italia.

Fa parte dell’elenco degli alberi monumentali italiani redatto dal Corpo Forestale dello Stato.

Il Tasso di Fonte Avellana 

SENTIERO N° 2 : IT 1.08 – Serra S. Abbondio, Monte Mura, Serra S. Abbondio.

Via dei Pastori, 273 (73): Tipologia: A, Difficolta’: T–E, Impegno: B-M, Tempo: 2.30 ore, Km: 8.5, Ascesa: 470 m

Da Serra S. Abbondio scendere e traversare la strada che va a Frontone per risalire subito in direzione della tabella che indica la Via dei Pastori, Monte Mura e Fonte Avellana.  (1,2,3,4,5,6)
Seguire l’ampia sterrata,  Via dei Pastori, fin dopo il divieto di transito con panorama sul M. Cilio ed in lontananza le pareti del M. Catria; sotto corre la strada per l’Avellana.  (7,8,9)
Poco dopo si lascia la sterrata per prendere, sulla sx, un sentierino che, sempre costeggiando il versante Sud Est di M. Mura, conduce agevolmente a prati e pianori.  (10,11,12,13,14,15)
Si inizia a salire sul ripido facendo attenzione a seguire i segnali che, tenendosi poco a dx del M. Mura, fanno traversare una notevole colonia di grossi ginepri. (16,17,18,19,20,21)
Tenendosi sulla sx per ampi prati si traguarda prima il vicino M. Val Canale ad Ovest e poi, cambiando direzione, Nord-Nord Est, verso il M. Tordo.  (22,23,24)
Si cammina in diagonale lasciando sulla sx il fondo valle e superando un grande serbatoio in cemento per intercettare, s. 273 (73), la sterrata iniziale che sale da Serra S. Abbondio(25,25,27)
Quando questa aumenta un po’ la pendenza prendere un tracciato erboso sulla sx tenendosi alti al successivo bivio. (28,29)
Usciti dal bosco su di un prato che sale sulla dx, si può continuare per breve tratto in piano fino ad un punto molto panoramico per poi ritornare indietro salendo il pendio verso la pineta facendo attenzione ad imboccarla, tra i tanti, con il sentiero segnalato.  (30,31,32,33,34)
Si inizia a scendere la stretta valle che a tornanti sfocia nella strada che porta in breve a Serra S. Abbondio.  (35,36,37,38,39,40)

PRO-LOCO DI SERRA SANT’ ABBONDIO
Tel/Fax 0721 730657
Cell. 3338838171
Email: prolocossabbondio@virgilio.it
I. A. T. (Informazioni accoglienza turistica)
Tel/Fax 0721 730657 iatssabbondio@gmail.com
Sito: http://www.prolocoserrasantabbondio.it

COMUNE DI SERRA SANT’ABBONDIO
Tel: 0721 73012
https://comune.serrasantabbondio.pu.it
Facebook http://www.ssabbondio.it
Email: serra.segreteria@gmail.com
Caverni.sindaco@gmail.com

MONASTERO DI FONTE AVELLANA
Tel. 0721/730261
http://www.fonteavellana.it
Email: info@fonteavellana.it
GPS: 43°29’28’’N – 12°46’17’’E

STRUTTURE RICETTIVE CONVENZIONATE

  • Agriturismo “ Il Paradiso “
    Cell: 3338863234
    Via Fonte Avellana, 2
  • Ristorante “Le Cafanne”
    Cell. 338 6293420
    Tel. 0721 730706
    Via Fonte Avellana, 11
  • Pizzeria “ Da Bubu”
    Cell. 3288050172
    Corso Dante Alighieri,10
  • Lounge Bar Oasi del Gusto
    Via Fonte Avellana
    Cell. 3381978166
  • Bar Baraonda
    Tel. 0721730749
    Cell. 3667169596
    Via Giuseppe Verdi 17/19
  • Bar La Vecchia Hosteria
    Cell. 3386862041
    Fraz. Petrara Casella lungo Strada Provinciale SP42 Frontone-Serra
  • Bar Gelateria Crisma
    Tel. 07217330670
    Viale Gioacchino Rossini,6
  • Foresteria del Monastero di Fonte Avellana
    Fraz. Fonte Avellana,
    Email: foresteria@fonteavellana.it
    Tel: 0721/730 261
    www.fonteavellana.it
  • Romantico B&B bed & breakfast di Bianca Vaudagna
    Via Mazzini 3 Tel 0721/730116
    Cel 3398600671/ 3336919385
    www.romanticobeb.it
  • Bed and Breakfast “Il Poggetto“ di Luca Petrucci
    Via Poggetto, 41
    Cell: 3279166169 / 3397826393
    www.bebilpoggetto.com
  • Area Sosta Camper (con acqua e scarico)
    Tel. 0721 730120